Viaggio in Nepal

Viaggio in Nepal 27 Novembre - 8 Dicembre

Giovedì 27 Novembre, non è ancora l'alba quando il minibus ci conduce all'aeroporto Marco Polo di Venezia dov'è previsto l'incontro fra i partecipanti al viaggio e l'accompagnatore Fabrizio. Siamo in 11 : Claudio, Marisa, Sergio, Clara, Fulvio, Luciana, Giorgio, Franco, Renzo, Rosa e naturalmente il sottoscritto, tutti desiderosi di conoscere il Nepal, questo lontano paese incastonato tra le cime Himalayane, tra le quali il massiccio dell' Annapurna.

Il Nepal è il punto d'incontro tra popolazioni tibetano-birmane e indo-europee. La città di Lumbimì, nel Sud del Paese, ha il merito di essere il luogo in cui intorno al VI secolo a.C. La Regina Maya diede alla luce Siddharta Gautama, che di seguito divenne il Buddha. Alle 10.30 l'Airbus 321 della Turkish decolla in direzione Sud. La sosta all'aeroporto Ataturk di Istanbul si protrae per circa 5 ore. E' già buio quando l'Airbus 330 lascia l'aeroporto della metropoli turca e si dirige verso l'Asia. La notte trascorre tranquilla, sono assenti le temute e fastidiose turbolenze. Sorvoliamo il Mar Nero, il Mar Caspio, il Pakistan e atterriamo a Katmandu Venerdì 28 alle 4.30 ora locale.
Adeguiamo i nostri orologi al nuovo orario, 4 ore e 45 minuti in avanti rispetto all'ora italiana. Un rapido controllo dei documenti, quindi carico dei bagagli attraverso i finestrini di uno scomodo minibus privo di bagagliaio.

Gambhir, la nostra guida locale, ci conduce verso il centro della capitale nepalese. Sistemazione nelle stanze dell'Hotel Yak e Yeti, una bella struttura, con ampie camere, un buon ristorane e un giardino dove abbonda la fioritura delle stelle di Natale. Prima colazione e relax fino a mezzogiorno. La temperatura è decisamente primaverile, splende un tiepido sole. Con questo favorevole clima iniziamo la visita di Katmandu accompagnati da Gambhir e il suo stentato italiano. L'area urbana della capitale nepalese è caratterizzata da una morfologia che da origine alle varie colline ed a minuscoli corsi d'acqua che defluiscono nei grandi fiumi. Lo smog in città ha raggiunto livelli preoccupanti, molti sono i pedoni con la mascherina sulla bocca. Si pranza in un modesto ristorante con terrazza panoramica : zuppa dal sapore indefinito, pollo ai ferri bruciacchiato e dessert. Nella vasta piazza sottostante è attivo un mercato di prodotti artigianali, ma è ancora presto per gli acquisti di souvenir. Proseguiamo a piedi verso la Piazza Durbar, dove sorgono maestosi i templi risalenti alla dinastia Newa. Siamo perplessi nel constatare il modo in cui viene distribuita l'energia elettrica nella abitazioni, un incredibile groviglio di cavi annodati fra loro. Entriamo nel palazzo che fu la residenza dei monarchi nepalesi che per 240 anni hanno governato il paese.
Nel 2001 il re Birendra fu assassinato dal figlio Dipendra, l'ultimo della dinastia. Dal 28 maggio 2008 il Nepal è una Repubblica democratica, con circa 30 milioni di abitanti, la maggior parte dei quali vive in assoluta povertà. Dall'altura di un tempio, che raggiungiamo per una scala impervia, si godono splendide vedute sui tetti di Katmandu. La visita odierna termina nella dimora della Kumari, la bambina scelta come dea vivente degli Hindu. Durante la cena in albergo festeggiamo il compleanno di Sergio con tanto di torta e candelina.

Sabato 29 Novembre - Sveglia, prima colazione e alle 9.30 si parte. Fabrizio è riuscito ad ottenere un pulmino da 30 posti, molto più comodo di quello che l'operatore aveva destinato al nostro tour. Si sale sulla collina Swayambhunath, che ospita un antico centro religioso, conosciuto anche come il Tempio delle scimmie. Per i buddhisti il tempio riveste un ruolo primario ed è probabilmente uno tra i più sacri luoghi di pellegrinaggi del Nepal. Il complesso si compone di un bianco stupa con grandi occhi del Buddha e di numerosi templi. Si accede da una scalinata con 365 gradini e da una strada percorribile con mezzi motorizzati. Naturalmente scegliamo il secondo ingresso. Molti fedeli, in silenziosa fila, recano offerte. Il programma prosegue con la vista di Patan. Le tracce storiche indicano che Patan potrebbe essere la città più antica della valle, fondata dalla dinastia Kirat nel III secolo a.C. Una passeggiata fra le degradate viuzze del centro cittadino fino alla piazza centrale, nella quale si sta svolgendo una coloratissima cerimonia induista. L'area monumentale di Piazza Durbar è inclusa nel patrimonio dell'Unesco e conserva una straordinaria rassegna di architettura newari. Centinaia di persone affollano la piazza sedute fra i favolosi templi. Una nenia ripetitiva, cantata dai bramini, si diffonde nella mistica atmosfera. Gambhir vuole farci conoscere la terapia della campana tibetana, che secondo la credenza locale, cura molti acciacchi tipici della vecchiaia. Ci sottoponiamo pazientemente alla prova. Luciana acquista la campana. Se vedrà risultati positivi potrà aprire un centro benessere a Trieste. Male che vada la utilizzerà la campana come sopramobile. Alle 16.45 rientriamo in albergo. Prima della cena ci rechiamo nella zona commerciale di Thamel, dove migliaia sono i piccoli negozi che espongono merci di ogni tipo. Cogliamo l'occasione di assistere ad una cerimonia matrimoniale che si svolge nelle sale del palazzo adiacente al nostro albergo. Eleganti le signore nei loro sgargianti shari, in pompa magna lo sposo, bellissima la giovane sposa agghindata nel suo ricco e vistoso costume. Secondo pernottamento nello Yak e Yeti.

Domenica 30 ultimo giorno di novembre - Anche oggi la partenza in pullman è programmata per le ore 9.30. Si va verso Shiva Pashupati, il più importante tempio induista del Nepal, che sorge lungo il fiume Bagmati. Nelle sue acque nere e putride, che scorrono lente verso il Gange, vengono versate le ceneri delle cremazioni. Assistiamo alle macabre cremazioni di cadaveri deposti sopra ardenti cataste di legno. Rimaniamo sconvolti dalla cruda visione che si apre di fronte ai nostri occhi. Alcuni santoni siedono addossati ai templi e si lasciano fotografare con tanto di rupie obbligatorie. Si procede per Boudhanath, l'abitato che si trova sull'antica rotta commerciale che dal Tibet entra nella Valle di Katmandu. Bella la piazza circolare che si snoda intorno al grande stupa che ha un'altezza di 36 metri, uno dei più grandi al mondo. Si dice che all'interno siano sepolti i resti di Kasyapa Buddha. Gli esuli tibetani hanno dato vita a numerosi monasteri intorno al Boudhanath. Pranzo in ristorante con vista e secondo piatto a base di pesce fritto, che nessuno di noi riesce a inghiottire con il pensiero che ritorna verso le acque del fiume Bagmati. Consumiamo la cena a Patan nel ristorante Brack Pepper.

Lunedì 1° Dicembre - La temperatura è ottima, ma la permanente foschia fa da padrona. Percorriamo la strada collinare che conduce al Tempio di Changu Narayan, patrimonio dell'Unesco. Una larga scalinata che costeggia negozietti di prodotti artigianali porta verso il Santuario arroccato sopra la cima del colle. Il tempio presenta nei lati statue di animali mitologici. Pregiate le travi intarsiate, le porte decorate da placche di metallo dorato e le sculture di Vishnu e Gauda. Si ritorna nella pianura e proseguiamo verso Bhaktapur, sito archeologico tra i più visitati del Nepal, famoso soprattutto per la sua Piazza Durbar, dove si elevano alti e splendidi i monumenti di epoca medioevale, fra i quali il Maju Deval, il più elevato tempio di tutto il Nepal dedicato a Shiva. Pranziamo in uno scomodo ma panoramico ristorante con incantevole vista, che ci da l'opportuna di non guardare ciò che sta nel piatto. Altro luogo suggestivo di questa antica capitale dello Stato è il mercato dei vasi, esposti a centinaia ad essiccare nella piazza. Rientro prima del tramonto. Cena a self-service nel ristorante dell'albergo. Ottimi gli spaghetti al dente preparati dal cuoco cinese.

Martedì 2 Dicembre - Sveglia alle 6.30. un'ora dopo si parte con il nostro pullman verso Pokhara. La foschia è sempre presente e cela, in parte, i panorami collinari che ci appaiono lungo il percorso. Miseri i piccoli centri che incontriamo e degradate le aree dove ci fermiamo per le soste tecniche. Arriviamo a destinazione alle 13.30. Sistemazione nella stanze dell'Hotel Tree Resort e pranzo. Pokhara è il capoluogo del distretto di Kaski ed è collocata a 980 metri sul livello del mare. Il quartiere turistico si affaccia sulle sponde del Lago Phewa. Nel pomeriggio nebbioso si effettua un inutile giro in barca a remi nel lago, con la sosta nell'isolotto dove si erge la minuscola pagoda di Barahi. Passeggiata lungo la via commerciale. Cena e pernottamento.

Mercoledì 3 Dicembre - E' ancora buio pesto quando suona la sveglia. Si sale sul belvedere di Sarangkot collocato a 1300 metri di altitudine, la nebbia è fitta, con una tale foschia dubitiamo sulla possibilità di vedere le cime dell'Himalaya, invece la fortuna ci assiste. Il sorgere del sole che tinge di rosa l'Annapurna è una visione entusiasmante. L'Annapurna è il massiccio montuoso situato nel Nepal centrale, con i suoi 8.091 metri è il decimo monte più alto della Terra ed è stato il primo ad essere conquistato dall'uomo. Molte le foto rivolte verso le maestose cime definite il tetto del mondo. Ritorniamo in albergo per la prima colazione. Segue una breve visita alla cascata di Devi scavata dal torrente Pardi Khola, che nei mesi dei monsoni diviene gonfio d'acqua e pauroso. Quindi tempo libero per acquisti nei minuscoli negozi gestiti da tibetani in esilio. Pranzo in ristorante con vista lago. Decidiamo all'unanimità di salire sulla collina dove si erge la Pagoda Bianca. La strada è talmente malandata che gli autisti dei taxi, ai quali ci rivolgiamo, sono poco convinti ad esporre a serio rischio le sospensioni delle proprie vetture. Malgrado la foschia riusciamo a goderci il panorama sulle montagne in direzione nord e sul sottostante abitato di Pokhara.

Giovedì 4 Dicembre - Alle 7.30 si parte. Il percorso lungo il fiume Narayani è accidentato, la strada stretta e il traffico dei numerosi TIR indiani ci preoccupa. I sorpassi sono rischiosi e ci appaiono maggiormente accentuati dalla inconsueta guida a sinistra dei veicoli.Una sosta fuori programma per provare l'emozione rappresentata dall'attraversamento di un ponte tibetano. Ai lati della strada polverosa vivono i nepalesi in veri e propri tuguri. Bambini, scalzi e infagottati, giocano sugli ingressi delle misere abitazioni, nessuno è obeso. Alle 13.30 arriviamo nel Lodge Tiger Tops, uno spartano albergo, dove pernotteremo per due notti. Si pranza all'aperto, la temperatura è sempre gradevole. Nel pomeriggio, a dorso di elefante entriamo nel Parco Nazionale di Chitwan, con la sua superficie di 932 Kmq. è il più grande del Nepal. Ci addentriamo nella folta foresta fluviale, ricca di alberi Khair e di alti simal. Nel rigoglioso sottobosco vivono decine di rinoceronti indiani dal corno unico, ne scorgiamo un paio, il maschio è enorme, avrà un peso di oltre 300 Kg. Al di là della foresta raggiungiamo la piana alluvionale coperta da alte erbe dorate. La guida c'informa che raramente si avvista la creatura più celebre del parco, la tigre del Bengala, anche s'è convinta ve ne siano ancora una ottantina all'interno della foresta. Cena nel ristorante scarsamente illuminato, poi seduti in cerchio attorno ad un grande braciere assaggiamo il rum offerto da Gambhir. Alle 21 siamo tutti nelle camere, con il divieto di uscire all'aperto senza preavvisare i custodi del lodge.

Venerdì 5 Dicembre - Semplice colazione con pane, burro e marmellata. Alle 8.30 iniziamo una lunga camminata nella vicina campagna abitata dai Tharu, una minoranza etnica, che conta circa due milioni di membri originaria ai confini con l'India, per secoli schiavizzata. Foto a volontà ai bambini che ci guardano incuriositi, alcuni diretti verso la scuola, alle donne intente nelle più svariate occupazioni e ai cortili dove abbondano capre, mucche e pollame. La mattina si conclude con la visita di una fattoria dove vivono elefanti addestrati al lavoro. Ci vengono fornite molte informazioni riguardanti la vita di questi pachidermi che stanno di fronte a noi e che si lasciano accarezzare. Anche oggi si pranza all'aperto, quindi con due jeep ritorniamo nella giungla, sempre speranzosi di incontrare animali da fotografare. Niente fortuna questa volta. Due imbarcazioni ci attendono per la programmata navigazione sul fiume Narayani. Ci trasporta la corrente che va velocemente ad ingrossare i grandi fiumi che scorrono oltre la vicina frontiera indiana. Il percorso nella silenziosa atmosfera si conclude quando il sole sta tramontando e ci da l'occasione per scattare alcune foto di carattere artistico. Prima della cena nel lodge alcuni ragazzi e ragazze nei loro costumi locali suonano e ballano per noi nell'area della piscina. L'umidità infreddolisce, anche se di fronte un grande braciere emana un tiepido, ma insufficiente tepore.

Sabato 6 Dicembre - Si parte alle 8.00. Un carro trainato da due buoi trasposta i nostri bagagli dalle camere del lodge al pullman, che è parcheggiato ad un centinaio di metri di distanza. Il pranzo è consumato in un'area di sosta. La strada è per un vero incubo. Paurosi strapiombi terminano sul letto del fiume che costeggia il tortuoso percorso, assenti le protezioni. Siamo nelle mani di Buddha. I panorami ci mostrano baraccopoli dove povera gente campa non si sa di che cosa. Alle 15.30 ritorniamo nel caotico traffico di Katmandu. Ci sistemiamo nel bellissimo hotel Dwarika, nome che tradotto significa paradiso.
Cena di fine viaggio nel ristorante dell'albergo con menù nepalese servito da eleganti cameriere con i colorati costumi locali. Molto scomoda la posizione con la quale siamo obbligati a sederci.

Domenica 7 Dicembre - Sveglia alle 5.00, un'ora dopo siamo in pullman pronti per raggiungere l'aeroporto. Fabrizio ci comunica che il nostro volo ha un ritardo di quattro ore. Con il solo bagaglio a mano ritorniamo nelle stanze per continuare il sonno bruscamente interrotto. Si ripartirà alle 9.00. In aeroporto veniamo informati che, a causa della mancata coincidenza per Venezia, trascorreremo la notte in albergo a Istanbul. La maggioranza del nostro gruppo è sistemata sul lato destro dell'Airbus 330, da dove la buona sorte ci regala l'ultima solenne visione sulle cime innevate dell'Himalaya. Nell'aeroporto di Istanbul attendiamo pazientemente che la Turkish indichi il nome dell'albergo a noi destinato. Fabrizio, dopo aver dato la dovuta assistenza, ci saluta. Nella reception dell'Hotel Radisson è necessaria un'altra dose di pazienza, in quanto sono oltre cinquanta le persone in attesa delle camere. Non si riesce ad avere spiegazioni plausibili riguardanti la cena. Sembra che la compagnia aerea non abbia fornito l'albergo delle necessarie indicazioni. In conclusione, poiché la maggior parte di noi ha più sonno che fame, rinuncia alla cena e va a dormire.

Lunedì 8 Dicembre - Niente prima colazione. Alle 5.00 il pullman della Turkish ci attende per condurci all'aeroporto. Rapida spedizione dei bagagli tramite il drop-off e dopo la consueta lunga attesa, e gli acquisti degli immancabili loqum, l'imbarco ha inizio alle 7.00. Regolare la partenza e in perfetto orario l'atterraggio a Venezia. Il mini bus per Trieste ci attende all'uscita della sala arrivi. Il tempo è buono anche se fa quel freddo invernale che avevamo dimenticato. A mezzogiorno circa siamo tutti nelle nostre abitazioni. Il viaggio è definitivamente concluso. Sono certo che già da domani le nostre menti ritorneranno nel Nepal, questo Paese himalayano di grande interesse e poco mutato nel corso dei secoli. Tornerà nella mente la straordinaria mescolanza esotica, a volte sconcertante, di paesaggi, genti, culture con le quali abbiamo avuto diretto contatto. Difficile scordare la spiritualità e il fascino dei templi, dei santuari e la maestosità delle montagne.
Ricordiamolo il Nepal perché sarà cosa improbabile ritornarci.

Pietro Dittadi

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